Nel Mediterraneo le specie di pesci marini con aspetto serpentiforme sono solo alcune, raggruppate principalmente nelle famiglie dei murenidi, dei congridi, degli ofididi e degli ofictidi. Vanno ancora citate specie che appartengono ad altre famiglie, come l’anguilla, famosa per le sue straordinarie migrazioni, il galiotto, piccolo pesce che vive all’interno di alcune oloturie, e la cepola, che vive oltre i 50 metri di profondità. La cepola nel linguaggio locale è  chiamata “picaggia” e si tratta di quel pesce rossastro, lungo circa una ventina di centimetri e appiattito, che un tempo veniva regalato dai pescivendoli e utilizzato come esca per i polpi.

Tutte le famiglie citate raggruppano solo qualche specie. Ad esempio  quella dei congridi è rappresentata nel Mar Ligure solo dal grongo delle Baleari, chiamato nel linguaggio locale “tiagallu” e relativamente comune nelle catture della pesca a strascico, dal raro grongo nasuto e, ovviamente, dal grongo comune.

La famiglia dei murenidi è rappresentata prevalentemente dalla murena comune e dalla murena nera, una specie molto rara, più tozza di quella comune e con una sorta di cappuccio scuro, più o meno evidente sul capo. Ancor più rara, la murena nana, che supera appena i 20 centimetri  ed è stata osservata nel Mar Ligure solo nelle vicinanze di Nizza.

Una murena comune (Muraena helena) che si muove sul fondale (foto B&B Diving Center).

La famiglia degli ofididi raggruppa specie poco comuni, tra le quali la più diffusa è il galletto, un piccolo pesce che predilige i fondali sabbiosi o fangosi, dove riesce, se disturbato, ad infossarsi velocemente. Si può osservare durante i  suoi spostamenti solo durante la notte, quando si muove alla ricerca di cibo. La gran parte delle specie appartenenti a questa famiglia presentano alcuni “baffetti” sotto il capo derivati dalle pinne pelviche

Un galletto (Ophidion barbatum) (foto S. Bava).

Tra gli ofictidi si trovano i pesci che più somigliano ai serpenti perché hanno corpo a sezione circolare e pinne ridotte, basse o addirittura assenti.  La loro somiglianza con gli ofidi ne ha ispirato i nomi comuni, come biscia di mare e pesce serpente. Si tratta di pesci anche piuttosto grandi, che in alcune specie, come nel pesce serpente, possono sfiorare i due metri di lunghezza. Vivono su fondi sabbiosi e passano gran parte del loro tempo infossati nel fondale. In particolare il pesce serpente è  presente da  qualche decina di metri  sotto la superficie sino  a oltre  300  metri di profondità.  Lo si incontra  nei bassi fondali solo durante il periodo della riproduzione. E’ un pesce piuttosto raro con un comportamento molto particolare. Si infossa infatti quasi completamente nella sabbia o nel fango spuntando con la sola testa. La penetrazione nel fondale è possibile grazie alla coda, appuntita ed indurita, che manca di pinna caudale e viene utilizzata per scavare.

Un pesce serpente (Ophisurus serpens) infossato nel fondale (foto S. Bava).

Le specie di pesci serpentiformi più facili da incontrare sono certamente la murena comune ed il grongo. Entrambi questi pesci si possono osservare già  a partire da qualche metro di profondità, e sono soprattutto i fondali rocciosi in profondità a fornire l’habitat ideale per la vita di questi animali. Uno dei motivi è quello che questi fondali sono ricchi di tane ed anfratti nei quali i pesci permangono durante il giorno lasciando spuntare solo la testa. Il grongo, poi, sembra avere una vera e propria predilezione per i relitti, che essendo ricchi di rifugi utilizza per proteggersi.

Un grongo (Conger conger) (foto S. Bava).

Come avviene per  gran parte degli altri “serpentiformi”, anche in questo caso sembra esistere l’esigenza di proteggere in qualche modo  il corpo, che è la parte più esposta ad attacchi, anche se questi animali, se disturbati, hanno la capacità di ritorcersi su se stessi, utilizzando per difendersi  la loro efficiente dentatura. In ogni caso, a parte l’uomo, la murena adulta non sembra avere grossi nemici. Discorso diverso per il grongo che può diventare il pasto di qualche grosso tursiope.

Si tratta di due animali molto forti, capaci di reagire alla cattura avvinghiandosi al predatore. Se la murena reagisce soprattutto cercando di mordere, il grongo cerca di ancorarsi con la parte caudale a qualche appiglio presente nella  tana.

I gronghi sono pesci che, a differenza delle murene,  si possono trovare anche a centinaia di metri di profondità, sino a oltre mille metri. A raggiungere profondità elevate sono, pero, gli  esemplari adulti nel periodo della riproduzione, che coincide con l’estate inoltrata. La spiegazione per un tale comportamento sembra essere legata ad un meccanismo fisiologico delle femmine, che presentano un tappo calcareo che ostruisce l’ovidotto. A basse profondità (dati rilevati da osservazioni effettuate in acquario), nel periodo riproduttivo, le femmine mature subiscono alterazioni fisiologiche: lo scheletro perde calcio, sino a divenire molliccio, e alcuni organi si atrofizzano. In cattività le femmine sembrano gonfiarsi e il motivo pare essere legato al notevole sviluppo delle ghiandole sessuali, correlato probabilmente anche alla presenza del tappo calcareo. In condizioni naturali, questi animali, migrando a notevoli profondità, hanno il vantaggio che la forte pressione sottomarina favorisce l’uscita delle cellule uovo dall’ovidotto, nonostante la presenza del tappo, che vengono fecondate dai maschi. Dalla schiusa delle uova, che sono milioni per ogni femmina,  si svilupperanno piccole larve planctoniche che, trasportate passivamente dalle correnti,  cercheranno di sopravvivere e  dopo alcune metamorfosi  si trasformeranno in nuovi  giovani individui che finiranno per  colonizzare le aree costiere.  L’accoppiamento dei gronghi avviene solo in alcune aree del Mediterraneo ed una di esse sembra trovarsi nelle vicinanze della Sardegna. La riproduzione di questi pesci pone fine alla loro esistenza ed è l’ultimo atto della vita di una delle tante, straordinarie, specie naturali nelle quali l’istinto sembra avere un ruolo predominante. L’esigenza di riprodursi è prioritaria per la specie e questi animali pur di raggiungere il loro scopo non si alimentano più, sacrificandosi per dar vita alle nuove generazioni.