Intorno agli anni 1960-70 la pesca subacquea effettuata con l’ausilio di autorespiratore (erogatore e bombole) era un’attività ricreativa molto gettonata. Ovvio che i primi obiettivi dei pescatori fossero pesci e grossi crostacei, ma spesso alcuni sub prelevavano come souvenir anche rametti di corallo o più spesso colonie ramificate di gorgonia, soprattutto gialla e rossa, cresciute su sassi o staccate direttamente dalla roccia. Effettivamente a quei tempi quelle azioni apparivano del tutto normali e se i pesci, come le cernie e i crostacei, venivano sì sfoggiati come trofei ma quasi sempre mangiati, un destino diverso era riservato a quelle strane cose ramificate che, portate al di sopra della superficie, divenivano brulli e curiosi oggetti, destinati a finire, con la loro base di roccia, come soprammobili in molte case sopra, per attrarre polvere in abbondanza, ma sempre meno l’interesse o la curiosità degli uomini che le avevano strappate alla natura.

Una gorgonia verrucosa-Eunicella verrucosa (foto P. Tessera).

Quella moda del tutto umana di “svaligiare” il mare e più in generale la natura, solo perché lo fanno gli altri, di cose che non hanno nessuna utilità, se non come temporanei trofei, è, per fortuna, un’abitudine di altri tempi. Passi per chi raccoglie “cose” morte, come le conchiglie vuote, che, tra l’altro, possono avere interesse scientifico se prelevate da appassionati del settore malacologico.

Per chi ancora non lo sapesse, le gorgonie sono il frutto del lavoro di numerosi piccoli polipi, “parenti” degli anemoni e delle meduse. Sono loro che costruiscono lentamente lo scheletro corneo e ramificato che le compone; un asse centrale costituito da una proteina chiamata gorgonina. L’asse centrale è rivestito da un tessuto chiamato cenenchima, rinforzato da strutture calcaree diffuse al suo interno, che mostra calici più o meno evidenti nei quali si trovano i polipi, capaci di ritrarsi nei calici se disturbati. I polipi sono pressoché cilindrici con otto tentacoli pinnati, ossia muniti lungo la loro lunghezza, da entrambi i lati, di tante piccole estroflessioni. In questo modo ogni polipo, quando mostra i tentacoli estroflessi, aumenta la superficie capace di catturare il cibo. I polipi hanno una forma molto semplice “a sacco”. La bocca, che si trova al centro dei tentacoli, fa entrare il cibo nel “sacco” che funziona da stomaco. Ciò che non può essere digerito viene semplicemente rigettato fuori dalla bocca che così assume anche la funzione di ano.

Una gorgonia rossa-Paramuricea clavata (foto L. Capurro).

Generalmente le gorgonie vengono considerate organismi coloniali particolari. Esse si sviluppano a partire da una larva planctonica che ha origine dopo la riproduzione sessuale che avviene per fusione di due gameti. Sembra che i gameti siano prodotti solo in aree specializzate della colonia. La larva si fissa su di un fondale idoneo e dà origine ad un singolo polipo primario che inizierà a moltiplicarsi dando vita ad una nuova gorgonia.

Ogni polipo è collegato con gli altri attraverso una rete di tubuli che uniscono le cavità gastriche, consentendo scambio di diverse sostanze. Inoltre esiste anche una rete sensoriale che collega i polipi e consente una reazione collettiva in caso di disturbo. Attraverso essa, quando vengono infastiditi i polipi dell’apice di un ramo, anche quelli sottostanti reagiscono ritraendosi.

Talvolta le gorgonie rosse possono mostrarsi con il ventaglio di due colori (foto L. Capurro).

Il fatto che i polipi siano collegati tra loro porta a considerare le gorgonie, e gli organismi con simili caratteristiche, non colonie vere e proprie, dove gli organismi dovrebbero essere ben distinti e capaci di vivere autonomamente, come avviene per esempio nelle colonie di pipistrelli o di uccelli, ma  superorganismi, come lo si intende in ecologia, formati da un gruppo di singoli individui che interagiscono tra loro come se fossero un unico organismo. È il  caso delle api da miele, dove esistono individui nati da un’unica regina e autonomi, ma incapaci di vivere se non nella loro colonia. Nel caso delle gorgonie, come abbiamo visto, il legame tra i singoli polipi è ancora più stretto.

Il lavoro dei polipi è relativamente rapido. In un anno sono in grado di realizzare una piccola struttura che può raggiungere i dieci centimetri circa di altezza. Le grosse colonie di gorgonie rosse che si trovano nei fondali del Promontorio di Portofino hanno invece decine di anni, sino a 50 e oltre per quelle che sfiorano il metro di altezza.

Una gorgonia gialla-Eunicella cavolinii (foto M. Benvenuti).

In generale i ventagli formati dalle gorgonie sono disposti in modo che le correnti marine possano attraversarli e questo per dar modo ai polipi di catturare un gran numero di organismi planctonici, trasportati appunto nelle correnti marine. Se le correnti per qualche motivo cambiassero direzione, le gorgonie, incapaci di orientarsi nuovamente, sarebbero destinate a soccombere. Tra i “nemici” di questi splendidi animali vi è una piccola ciprea, un mollusco dalla conchiglia lucida (Neosimnia spelta), che si ciba dei tessuti e dei polipi. È capace di produrre lacerazioni sui “rami”, che lasciano intravedere l’asse centrale delle gorgonie, ma generalmente la sua attività non causa eccessivi problemi alle popolazioni sui fondali.  Generalmente, nei fondali a maggiori profondità, si trovano le gorgonie verrucose, che si riconoscono perché mostrano colore bianco e il calice che ospita i polipi rialzato in maniera caratteristica.  A profondità minori (-25/-40 metri), sono comuni le splendide gorgonie rosse, dalla forma che ricorda un grosso ventaglio scarlatto. Sono loro che nell’Area Marina Protetta di Portofino originano con i grossi “rami” un vero e proprio habitat, sospeso sopra il fondale, che ospita gli altri organismi del coralligeno. Tra i “rami”, infatti, vivono e si fissano moltissimi organismi che sfruttano spesso l’orientamento favorevole dei ventagli. Le gorgonie gialle sono comuni negli ambienti ombrosi che si trovano a qualche decina di metri dalla superficie. Gorgonie gialle e rosse possono comunque trovarsi occasionalmente anche a profondità rilevanti insieme alle gorgonie verrucose. Più superficiali, anche se si trovano talvolta sino a 40/50 metri di profondità, sono le esili gorgonie bianche, dai rami allungati, che spuntano tra le alghe verdi a pochi metri di profondità. Per la loro vicinanza alla superficie, soprattutto le gorgonie gialle e quelle bianche, possono risentire dell’effetto delle stagioni particolarmente calde e, in alcuni periodi estivi, sono state oggetto di estese morie causate dall’eccessiva ed anomala temperatura delle acque marine.

Una gorgonia bianca-Eunicella singularis, dalla caratteristica forma a candelabro (foto R. Pronzato).