A non essere in fondo troppo marini sono i gabbiani, uccelli che non vivono esclusivamente in mare.

Ci sono due motivi per i quali questi fieri animali non sono poi troppo legati alle acque marine: il primo è naturale, perché, rispetto ad altre specie che passano gran parte del loro tempo in mare aperto, sono più costieri e capaci di essere presenti e stazionare anche alle foci dei fiumi e dei torrenti e spesso pure nell’entroterra. Il secondo motivo è che hanno sfruttato più di altri uccelli la vicinanza con i pescatori e con l’uomo in generale e le sue discariche, ricche di potenziale cibo, divenendo animali opportunisti.

I gabbiani, o meglio le diverse specie che li rappresentano, non sono tutti però egualmente opportunisti.  Lo sono un po’ meno i gabbiani corallini o l’occasionale zafferano, una specie simile al gabbiano reale, e quasi per nulla il raro gabbiano corso.  Anzi  quest’ultima specie risente negativamente della presenza dell’uomo sulle coste delle isole mediterranee, che  limita e “disturba” i siti di nidificazione.

La capacità di cibarsi nelle discariche, quindi, è caratteristica delle nostre specie più comuni, cioè il gabbiano comune e quello reale, e l’incremento demografico di questi  volatili è probabilmente dovuto a questa loro attitudine.

Stranamente i gabbiani comuni sono una specie inserita nella lista rossa degli animali minacciati di estinzione, forse perché sono a rischio i loro siti di nidificazione, la gran parte dei quali, in Italia, si trova in prossimità del delta del Po. É da quei luoghi che provengono molti esemplari che possiamo osservare in inverno lungo le nostre coste. Osservazioni dirette, relative ad uccelli inanellati, testimoniano che alcuni gabbiani comuni giungono dalla laguna di Comacchio, dove questi animali ritornano nella bella stagione, trovando abbondanti siti di nidificazione.

A volte lungo le nostre coste, durante la brutta stagione, si osservano gabbiani comuni con il caratteristico “cappuccio” scuro, tipico della livrea estiva. In inverno, generalmente, il “cappuccio” scompare, come nell'esemplare a destra.

Diversa la condizione dei gabbiani reali zampegialle che restano con noi tutto l’anno, nidificando sugli scogli e le falesie.  Tra aprile e luglio, con un po’ di attenzione, può capitare di scorgere qualche loro nido tra i grossi massi della costa. Questi gabbiani possono costruire un nido di materiali vegetali, alghe comprese, o altrimenti sfruttare qualche buca o i grossi cespi di lisca, che consentono di occultare abbastanza bene le uova.

Pulcino di gabbiano reale (foto E. Monaci).

Dopo l’accoppiamento vengono deposte due o tre uova di colore beige con macchioline marroni, dalle quali nascono pulcini con piume grigiastre. I piccoli, nei primi momenti di vita, vengono nutriti dal padre e in caso di pericolo si acquattano, riuscendo a mimetizzarsi grazie al colore del piumaggio. Sono in grado di volare già dopo una quarantina di giorni dalla nascita.

La due specie sembrano convivere più o meno pacificamente: i gabbiani reali sono più grossi, mentre quelli comuni  più numerosi  ed eventuali scontri non favorirebbero nessuno. In realtà i gabbiani reali possono scacciare altri uccelli costieri nidificanti, creando un problema ecologico. É quanto avvenuto lungo alcune coste del Nord Europa, ma si tratta di un fenomeno ridotto in Italia e praticamente assente sul Promontorio di Portofino per mancanza di colonie nidificanti di altri uccelli marini.

Un nido di gabbiano reale (foto M. Bozzo).

Gli adattamenti dei gabbiani alla vita marina sono comunque importanti. Questi animali possono nutrirsi di pesce e ingerire quindi anche acqua marina, filtrando ed espellendo il sale in eccesso accumulatosi nel loro organismo grazie a ghiandole del sale che fuoriescono nelle cavità nasali poste vicino agli occhi.

L’opportunismo di questi uccelli è probabilmente legato alla loro incapacità di pescare in profondità e di tuffarsi. Per questo motivo si nutrono spesso a terra, cercando invertebrati, molluschi, anfibi, rettili e addirittura piccoli mammiferi, o in mare, riuscendo a catturare dalla superficie qualche pesce.

Alcune azioni istintive di questi uccelli sono particolari. Per esempio i giovani del gabbiano reale richiedono cibo alla madre battendo la punta del loro becco sulla macchia rossa presente sul becco del genitore.

Se i gabbiani più “rari” generalmente non si spingono oltre la costa, il gabbiano comune invece può essere presente in tutte le regioni d’Italia, anche nei territori interni, prevalentemente in pianura ed in alcune zone collinari. Lo si vede spesso dietro ai trattori che, muovendo la terra, possono  portare alla luce larve e lombrichi. Si tratta anche in questo caso di un atteggiamento simile a quello tenuto con i pescatori, che, gettando in mare il pesce invendibile,  mettono a disposizione una ricca e comoda fonte di cibo.

Un piccolo di gabbiano reale chiede insistentemente cibo ad un genitore sulla spiaggia di Rapallo.

Pur essendo molto comune, il gabbiano reale non è riuscito a diffondersi come il precedente ed il suo areale rimane limitato ai territori ed ai borghi costieri o del primo entroterra, dove comunque è sempre piuttosto abbondante con adulti e giovani, riconoscibili per livrea e mole.

Talvolta i gabbiani vengono “usati” come metafora della vita. Un esempio si trova in alcuni versi di Cardarelli: “la vita la sfioro/com’essi l’acqua ad acciuffare il cibo.”, che sembrano mettere in evidenza l’incapacità di raggiungere pienamente la felicità, paragonata all’incapacità dei gabbiani di tuffarsi come altri uccelli marini.

Per aver “snaturato” le loro abitudini, i gabbiani non possono più essere “utilizzati”come testimonial di una natura incontaminata, ma in ogni caso rimangono ancora nell’immaginario collettivo uno dei più usati simboli di libertà.