A molte persone la parola “polpo” potrebbe far tornare in mente il ricordo di succulenti pranzetti, visto il diffuso uso del  mollusco che porta questo nome nelle cucine di mezzo mondo.

Altre potrebbero ricordare un improvviso “abbraccio” di questo animale, vista la sua abitudine a ricercare cose chiare, le quali, giunto sino alla riva del mare, possono essere rappresentate anche da qualche gamba di bagnante poco abbronzato.

Sott’acqua, nonostante secoli di caccia, il polpo è rimasto un giocherellone e, a differenza di altri animali, non disdegna e spesso cerca, a costo di essere catturato,  il contatto con noi umani.

Nel polpo, due capacità, quasi dei superpoteri, sono molto evidenti: la prima è quella che gli consente di cambiare colore e anche un po’ forma e la seconda quella di poter deformare il proprio corpo per penetrare o nascondersi nelle più piccole fessure.

Particolare di un polpo. La pelle di questi animali oltre a mutare colore si può raggrinzire formando piccole estroflessioni. (foto L. Capurro)

Capace, quando capita, di cibarsi di pesci morti o di pesci vivi, è un predatore attivo di molluschi, come   le “orecchie di mare” (Haliotis tuberculata), ma soprattutto di crostacei. Mostra una particolare predilezione per le gritte, chiamate anche granchi corridori, che preferisce ai granchi di maggiori dimensioni, forse perché più tenere. Per predare i crostacei, dopo aver piegato la loro resistenza ed evitato le loro chele, li blocca tra i tentacoli e la membrana che li collega, balzandogli addosso e creando una camera stagna, dove riversa piccole dosi di veleno prodotto dalle ghiandole salivari. Non contento, questo raffinato “granchicida”, produce dalle stesse ghiandole, enzimi, forse anche allo scopo di diffondere meglio il veleno e degradare i tessuti della vittima.

Con i suoi due denti, neri e a forma di becco di pappagallo, pratica un foro nella corazza dei crostacei, per poi gustarsi il gustoso ripieno. Finito il pranzo, abbandona sul fondale il guscio vuoto o lo dispone talvolta di fronte alla sua tana.

Ma le sue armi non sono finite perché nel bulbo boccale (il rilievo dove si trova la bocca) vi sono la papilla salivare e la radula, un organo simile ad una piccola lingua che facilita il passaggio del cibo allo stomaco. Grazie alla papilla salivare infatti sembra in grado di produrre fori di forma irregolare nelle conchiglie dei molluschi catturati per poi cibarsene tranquillamente. Non è raro trovare infatti in mare gusci di molluschi con strani fori…

Il polpo non è per nulla amichevole con i suoi simili ed è capace di difendere il suo territorio da intrusi anche con aspre battaglie. Un comportamento solitario come questo non dovrebbe aver favorito lo sviluppo della sua intelligenza e della capacità di apprendimento, che di solito è più tipica di animali sociali.

Al contrario è stato provato che questo mollusco è addirittura in grado di apprendere per associazione (ad esempio quando si memorizza un’azione per ottenere qualcosa) o osservando i suoi simili effettuare attività.

Nonostante la sua intelligenza è talmente goloso che i pescatori, fissando un granchio ad una lenza, lo possono trascinare lungo il fondo marino per molti metri e, addirittura, tirarlo fuori dall’acqua avvinghiato alla sua preda.

Di giorno resta nella sua tana, per uscirne all’imbrunire o all’alba, i momenti che predilige per cacciare. Forse più d’ogni altro animale marino ama il suo rifugio, non solo, non può fare a meno di averne uno.

Per questa sua abitudine, soprattutto da piccolo può utilizzare anche recipienti artificiali, come bottiglie di vetro, e da grande anche antiche anfore. Orna l’area di fronte all’ingresso della sua tana con graziosi oggetti chiari, come gusci di molluschi e piccole pietre bianche, un vezzo che ne fa individuare facilmente l’ubicazione.

Questo animale si accoppia con delicatezza, allungando un tentacolo “diverso”, chiamato braccio ectocotile, e ponendo, grazie ad esso, una spermatofora (“sacchetto” pieno di liquido seminale) nel corpo della femmina.

Accoppiamento di due polpi. (foto A. Serafini)

La femmina, obbligata dall’istinto ad arieggiare le uova, rimane nella tana un mese o più e così si debilita a tal punto da morire. Se sopravvive, finisce spesso preda di qualche suo nemico, soprattutto cernie e murene. E se la cernia, specie se grossa, può fare un solo boccone di un malcapitato polpo, la murena è spesso più clemente e solitamente gli stacca solo qualche tentacolo.

La tecnica della murena è quasi infallibile, perché questo pesce possiede denti anche nel palato (denti palatini), così, una volta addentato un tentacolo, è impossibile che le scivoli di bocca. Con veloci giravolte del suo corpo, la murena riesce quindi a strappare il suo pranzo.

Il polpo in fondo è abituato a questa strana forma di predazione, dove solitamente la preda sopravvive, e, proseguendo la sua vita, aspetterà che il tentacolo ricresca.

Un momento dell'attacco di una murena ad un polpo. Il mollusco sembra ormai rassegnato a cedere uno o più tentacoli. (foto M. Vinelli)

Quel che è certo è che questo meraviglioso e intelligente animale continuerà ad aspettarci sul fondale marino, magari solo per “toccarci” un po’, in attesa, purtroppo, che qualcuno tradisca la sua fiducia, senza farsi troppi scrupoli. Forse anche lui sa che questo fa parte del gioco…