Se c’è una stagione nella quale tutti si ricordano dei funghi, questa è l’autunno. In realtà i funghi vivono tutto l’anno, prevalentemente sottoterra, ma anche nel legno di alberi o sotto la corteccia, sottoforma di sottili e invisibili filamenti di cellule (ife),  e ciò che noi mangiamo, il corpo fruttifero o carpoforo, rappresenta il coronamento della loro attività nascosta. Nel corpo fruttifero, infatti, si concentrano le ife, che in questo modo diventano visibili…eccome se lo diventano!

Le ife formano spesso fitti intrecci di filamenti, che vengono chiamati micelio, e così aggregate si possono osservare anche ad occhio nudo sopra la terra, soprattutto dove si stanno per sviluppare i corpi fruttiferi. Il micelio del fungo affiora dalla terra, prevalentemente in periodi umidi e miti, per produrre il corpo fruttifero e ciò avviene solo se esistono anche all’esterno condizioni ottimali di umidità e di temperatura.

Schema generale della riproduzione di un fungo.

I funghi, per riprodursi, producono corpi fruttiferi, che a loro volta generano spore. Queste ultime sono apparentemente tutte uguali, ma in realtà possiedono patrimonio genetico di “sesso” diverso. In questo caso non sembrerebbe corretto parlare di sesso diverso, anche perché sembra esistano funghi, come il Boletus aereus, che producono quattro “tipi” di spore.

In generale, nei meccanismi di sviluppo dei funghi, che culminano con la formazione del corpo fruttifero, gli organismi che prendono vita dalle spore, che molto empiricamente considereremo di polarità diversa (+e-), formano un micelio primario molto piccolo (qualche centimetro). Se hanno fortuna, ad un certo punto della loro vita, fondono le ife del micelio primario, le cellule del quale posseggono ciascuna un solo nucleo, con quelle di un micelio primario prodotto da una spora della stessa specie ma di polarità opposta, originando ife composte da cellule binucleate (micelio secondario), che da quel momento potranno produrre corpi fruttiferi (si veda il disegno nella pagina).  Tra le eccezioni, il micelio secondario del fungo Boletus aereus, che produce i porcini neri, generato dall’unione di ife di quattro miceli primari diversi.

Due splendidi esemplari di porcino nero (Boletus aereus). Il fungo crea simbiosi con alcuni alberi del bosco.

Il micelio secondario può svilupparsi per molti metri e vivere per anni. È questo in pratica il vero fungo, capace di creare simbiosi o svolgere attività ecologiche. Un micelio secondario durevole si forma, ad esempio, per alcuni tra i funghi più pregiati, come i porcini e gli ovuli, che per questo motivo producono i loro corpi fruttiferi più o meno negli stessi luoghi ogni anno. Altri funghi, invece, sviluppano annualmente un nuovo micelio secondario e quindi producono corpi fruttiferi in punti diversi del terreno da un anno all’altro

Nonostante siano sottovalutati o poco considerati, il ruolo ecologico dei funghi è importantissimo.

Molti di essi sono simbionti, ossia vivono in modo ottimale solo quando riescono a prendere contatto con le radici di alcuni alberi. Questi funghi avvolgono con le loro ife le radichette delle piante, formando un manicotto che lascia comunque scoperto l’apice radicale, libero così di allungarsi e di far crescere la radice. Prolungamenti delle ife riescono a penetrare tra le cellule della radice, prendendo contatto con esse. Da quel momento in poi il fungo riceve sostanze zuccherine e cede all’albero sali minerali ed acqua. È un po’ come se il fungo, grazie alle sue ife, mettesse a disposizione delle piante un ulteriore e capillare sistema radicale

Un ovulo buono (Amanita caesarea) (foto M. Bisso). Come il porcino si tratta di una specie simbionte.

Alcuni funghi sono saprofiti e disgregano più o meno assiduamente la materia organica, morta o di scarto, prodotta da altri esseri viventi nei boschi e in natura. Anche se questi organismi non sono gli unici distruttori di materiali organici, perché al loro fianco lavorano milioni di larve di insetti, senza di loro, probabilmente, gli ambienti naturali sarebbero ben diversi e squilibrati, con forti accumuli di sostanza da decomporre. Anche un grosso tronco caduto nel bosco è destinato con il tempo a scomparire e questo soprattutto per merito dei funghi saprofiti.

Alcuni coprini. Questi corpi fruttiferi sono prodotti da funghi saprofiti che si sviluppano prevalentemente nei prati su sostanza organica, legno o letame.

 

Una piccola Mycena seynii. Si tratta di un fungo saprofita che attacca il legno delle pigne (foto M. Bisso).

Terminiamo con i funghi parassiti, i più odiati da chi apprezza le piante da giardino e frutteto o quelle delle alberature stradali, perché molte specie di questi organismi si sviluppano nei tessuti delle piante, spesso uccidendole. In condizioni naturali, però, questi funghi operano una selezione, eliminando piante malate e sofferenti e favorendo così il rinnovo dei boschi. Esistono specie aggressive, come alcune del genere Armillaria, al quale appartengono quelle che producono i comuni “chiodini”. I “chiodini” sono corpi fruttiferi che crescono a gruppi alla base delle piante, quando il fungo ha ormai invaso la pianta ospite. Altre specie di funghi parassiti possono non uccidere la pianta aggredita; è il caso del poliporo delle querce, comune nei boschi di leccio. In questo caso la pianta riesce spesso a reagire, isolando il fungo dai tessuti del fusto e dei rami, formando una callosità e relegando le ife del fungo nella zona basale del tronco.

Un gruppo di chiodini.

 

Poliporo delle querce (Inonotus dryadeus). Questa specie parassita produce grossi corpi fruttiferi alla base degli alberi, soprattutto lecci e querce, che si riconoscono per le goccioline presenti sulla loro superficie.

Ma cosa sono i funghi?  Oggi vengono inseriti in un regno a parte, distinto da quelli principali, animale e vegetale. Il motivo è essenzialmente quello che questi organismi sembrano solo in apparenza vegetali, perché ad esempio le loro cellule mostrano una parete cellulare, assente negli animali, ma questa non è costituita da cellulosa, come nei vegetali, bensì da chitina, ossia la proteina che costituisce lo scheletro esterno di insetti, crostacei ed altri animali, nonché le nostre unghie. Nelle piante, poi, la sostanza di riserva contenuta nelle cellule è l’amido, mentre negli animali e nei funghi è il glicogeno. Ecco quindi che queste caratteristiche, unite al fatto che i funghi non sono organismi autotrofi, ossia capaci di effettuare la fotosintesi come i vegetali, ma eterotrofi, che quindi necessitano per sopravvivere di trovare sostanze nutrienti nell’ambiente, hanno necessariamente portato gli studiosi a inserire i funghi in un regno a sé.

Nel bosco questi silenziosi abitanti trovano l’ambiente ideale per sopravvivere, per poi esplodere al momento propizio in una “fioritura” di corpi fruttiferi che riempie il sottobosco di bizzarre forme e di colori, spesso accesi o mimetici come quelli dei porcini. Tutto questo prima che passi l’uomo…