La specie vivente che simboleggia l’esercito di creature che periodicamente e quasi a nostra insaputa raggiunge le nostre coste è la rondine.  Questo grazioso animale viene e veniva spesso citato già a partire dai primi anni di scuola come un simbolo della primavera e suscitava spesso sentimenti contrastanti quando lo si sapeva pronto a partire all’avvicinarsi della brutta stagione, lasciandoci a subire i rigori dell’inverno. La rondine aveva il fascino di chi riesce a compiere grandi imprese. Attraversare il Mediterraneo non è infatti proprio un gioco da ragazzi!

Migrano dall’Africa anche altri uccelli e tra essi lo splendido gruccione, così come ci raggiungono, anche se occasionalmente dalle terre nordiche, tra le molte specie, il pulcinella e la  gazza di mare.

Le migrazioni degli uccelli sono già qualcosa di complesso e legato a capacità superiori di questi animali, ma come se non bastasse a migrare ci si sono messe anche le farfalle che sono molto più piccole e delicate.

Intorno ai primi di ottobre dell’anno 2011, a qualche occhio esperto potrà essere capitato di scorgere sui muri delle case liguri, una piccola farfallina, dalla livrea che la faceva somigliare ad arlecchino. Si trattava di una specie di falena africana, Utetheisa pulchella, capitata qui da noi più per caso che per abitudine, dopo una forte sciroccata. La farfalla, o meglio le farfalle, dopo qualche giorno hanno ripreso il loro viaggio.

La bella falena Utetheisa pulchella.

Non tutte le farfalle migratrici fanno la loro comparsa occasionalmente ed alcune migrano periodicamente. Inoltre alcune specie migratrici possono essere presenti nel nostro territorio con popolazioni pressoché stanziali, visibili quindi più o meno tutto l’anno con diversi esemplari a diversi stadi.

Una cavolaia maggiore (Pieris Brassicae).

La vanessa atalanta (Vanessa atalanta).

Tra le specie che migrano da un territorio europeo all’altro con gruppi di esemplari vi sono le cavolaie e la vanessa atalanta. Soprattutto dall’Africa, invece, giungono da noi alcune sfingi (quella del convolvolo da aree eurasiatiche), il nottuide  Autographa gamma e la vanessa del cardo, farfalle che spesso continuano,  almeno  in gran parte, il loro percorso verso il Nord Europa.

La sfinge del convolvolo (Agrius convolvuli), una delle sfingi migratrici (foto G. Fanciulli).

Il nottuide Autographa gamma.

La vanessa del cardo (Vanessa cardui).

Ogni specie in fondo ha storia a se, così molte sfingi  “testa di morto” all’avvicinarsi della brutta stagione tornano al sud perché non sopravvivrebbero nei paesi freddi (nei nostri climi riescono tranquillamente a vivere come crisalidi nel terreno).  Diversa è la condizione delle vanessa del cardo che sembrano tornare a sud per evitare la scarsità di cibo dei gelidi inverni scandinavi.

Certamente la specie più abituata a compiere migrazioni è proprio la vanessa del cardo, che raggiunge le nostre coste ogni anno  in primavera e per chi ama le farfalle può  dare origine a spettacoli irripetibili. Quando si incontrano gli sciami che crea, si viene infatti avvolti da migliaia di coloratissimi e innocui insetti.

Ma la vanessa fa ancora di più. Nelle zone che raggiunge (alcune si fermano anche da noi) si riproduce almeno una volta e quando giunge l’autunno a percorrere in  senso contrario l’itinerario verso l’Africa sono farfalle “nuove” che per qualche strana “magia” naturale riescono a scoprire da dove sono partiti i “genitori”.

Alcuni spiegano questa “voglia” di andar via delle farfalle con la necessità di trovare nuove fonti di cibo, quando la specie in questione si è moltiplicata eccessivamente in aree di origine. In altri casi sembra che gruppi di femmine gravide migrino per  dare migliori condizioni di vita alla progenie. Si tratta però di tentativi di spiegare un fenomeno spesso istintivo e scatenato solo quando si riuniscono tra loro grandi quantità di insetti. Verrebbe da pensare che si fanno coraggio…

La strategia delle migrazioni sembra anche utilizzata da alcune specie di farfalle per popolare nuovi territori, ingrandendo in questo modo il loro areale.

Sul come questi insetti riescano ad orientarsi, specialmente quando attraversano il mare, esistono diverse teorie e gli studi più interessanti riguardano la farfalla monarca, una specie americana che può giungere occasionalmente in Europa e prevalentemente lungo le coste atlantiche del Portogallo. Per evitare confusione va anche detto che esiste la farfalla “monarca” africana, che può raggiungere le nostre coste meridionale e potenzialmente può fare capolino anche in Liguria. La “monarca” americana conferma anche la voglia delle farfalle di colonizzare luoghi lontani e grazie alle navi da crociera, ma senza pagare il biglietto, sembra sia giunta sino all’Australia e in Italia in un oasi naturalistica presente in Toscana, dove pare riprodursi felicemente.

A parte queste eccezioni, la “monarca”  continua a migrare dal Messico agli Stati Uniti e possiamo pensare che le strategie che utilizza siano simili a quelle che consentono di migrare anche alle “nostre “ farfalle. Sembra che questi insetti si orientino in base alla posizione del sole. Il problema è però che l’astro si sposta nel cielo e quindi occorre correggere costantemente la rotta. Le farfalle pare abbiano sviluppato un “orologio” biologico in grado di consentire le correzioni. Il meccanismo risiede a livello genetico (e quindi si può trasmettere da una generazione all’altra), con uno o più geni che attivano i meccanismi di produzione e distruzione di proteine nell’arco delle ventiquattro ore. Tra le proteine coinvolte sembrano esservi specifici fotorecettori, simili a quelli che regolano i meccanismi biologici giornalieri di altri animali.

Un altra scoperta  interessante, relativa alla “monarca”, ma probabilmente valida anche per le “nostre” migratrici, sembra essere quella che riguarda alcune differenze tra le generazioni. L’organismo degli esemplari appartenenti alle generazioni non migranti di farfalle sembra produrre una maggiore quantità di ormone giovanile (JH), che garantirebbe una migliore capacità riproduttiva a scapito di una vita breve. Gli esemplari che dovranno intraprendere le migrazioni hanno invece nel loro organismo una minore quantità di ormone e quindi una capacità riproduttiva ridotta, ma un’aspettativa di vita più lunga per riuscire ad arrivare a destinazione.

L’arrivo di alcune specie occasionali è spesso causato da fenomeni meteorologici che portano gruppi di farfalle fuori rotta. Per garantire un futuro a specie migratrici più “regolari” andrebbero comunque preservati i luoghi dove gli sciami fanno tappa e dove giungono a destinazione.  Resta il fatto che i fenomeni naturali delle migrazioni di insetti  fanno meditare sulle straordinarie capacità degli esseri che vivono intorno a noi e che ci sembrano qua da sempre, ma che invece hanno spesso una vita avventurosa ed estremamente rischiosa