C’è qualcuno che passa le notti sveglio, ma non all’interno di discoteche e pianobar.

Al giorno d’oggi le abitudini degli organismi naturali che si trovano a vivere nelle vicinanze dei centri abitati subiscono marcati condizionamenti. Le interferenze sono evidenti soprattutto la notte e riguardano in prevalenza il comportamento degli insetti, fortemente attratti da ogni fonte luminosa.

L’illuminazione in grande stile di strade e abitazioni ha avuto il suo “boom” a partire da un centinaio di anni fa e prima, probabilmente, molti insetti “notturni” venivano attratti quasi esclusivamente dalla luce solare riflessa dalla luna quando il satellite splendeva periodicamente nel cielo. Oggi, la sera, basta accendere una lampadina a ridosso di un muro in campagna per vedere comparire spesso alcuni svolazzanti animaletti.

Ma la vita notturna non è riservata agli insetti. Tutti sanno infatti che i rapaci, con civetta e allocco  ed i meno comuni gufo e barbagianni, grazie al loro volo silenzioso, sono i padroni dei cieli bui, insieme a numerose specie di piccoli pipistrelli. Inoltre, quasi tutti i nostri mammiferi selvatici  hanno abitudini notturne, soprattutto il riccio, il tasso e la faina.

Pipistrello in volo (foto B. Mortola).

Un riccio (foto E. Monaci).

“Amano”  la notte anche le raganelle mediterranee, che si muovono tra le fronde degli alberi e che gracidano in modo esagerato in rapporto alle minuscole dimensioni.  Nella tarda primavera il loro canto si disperde per le campagne, anche per qualche chilometro, e all’inizio dell’estate può confondersi con quello dei molti piccoli grilli nascosti tra la vegetazione.

La raganella mediterranea di giorno rimane mimetizzata tra la vegetazione (foto E. Monaci).

Torniamo quindi agli  insetti, certamente molto più facili da vedere. La specie simbolo di questi “nottambuli” è la lucciola. Se il maschio ha aspetto molto diverso dalla  larva, non è così per la femmina che continua a mantenerne le sembianze, sfoggiando però un’elegante e “attraente” luce ad intermittenza.

Lucciola maschio del genere Lampyris (foto B. Mortola).

Lucciola femmina (foto B. Mortola).

Il grosso dei “tiratardi” è rappresentato da farfalle (nottuidi e geometridi in prevalenza), che spesso rimangono sui muri dove erano state attratte dalle fonti luminose sino a tarda mattinata, quando il sole è ormai alto nel cielo. Le loro livree hanno spesso colori smorti (in alcune specie tuttavia le ali posteriori sono vivacemente colorate) anche se sono ornate da disegni particolari e complessi. Ovvio che la notte i colori hanno poca utilità mentre di giorno quelli poco appariscenti e le screziature nella livrea consentono un’efficace mimetizzazione su foglie secche o cortecce.

Il bel geometride Opisthograptis luteolata, una delle specie più vistose.

Il nottuide Thalpophila matura.

La notte sono pure attivi la crisoperla, vorace predatrice di afidi e vivace anche di giorno all’ombra delle foglie degli alberi e delle erbe, e alcune specie di piccoli grilli. Non potevano mancare gli scarafaggi, con specie boschive che non infestano le abitazioni.

Una crisoperla, predatrice di afidi soprattutto durante la sua fase larvale.

La ninfa di un grillo campestre che si muove durante la notte.

Una blatta (blattellide) dei boschi.

Se a notte fonda capitasse invece di vedere una libellula saremmo quasi certamente di fronte a qualche esemplare adulto appartenente ad una delle diverse specie di formicaleone, dall’aspetto ben diverso rispetto alla sua forma larvale,  predatrice e capace di formare piccole depressioni nel terreno in cui far scivolare ignari piccoli insetti.

Un formicaleone adulto.

Chi approfitta della frenesia e delle “danze” degli insetti vicino alle luci sono i pipistrelli, ghiotti di insetti, ma anche alcuni ragni. Straordinaria intuizione dell’epeira diademata è il costruire le ragnatele vicino alle fonti luminose come i lampioni. L’animale si garantisce così cibo abbondante e “variato”.

Se quindi alcuni ragni per cacciare costruiscono ragnatele, ve ne sono altri abituati, durante la notte, letteralmente ad andare a caccia. Sono perlopiù esemplari appartenenti a specie di media o grossa taglia (comunque sempre piccoli rispetto alle specie esotiche), che gironzolando si imbattono nelle loro prede, paralizzandole grazie a potenti veleni.

Il ragno Cheiracanthium punctorium, vorace predatore notturno. Si tratta di una specie non comune e in grado di mordere l'uomo.

Ma la notte è anche il momento nel quale tutti i piccoli animali che per loro natura fuggono la luce del sole, rimanendo di giorno sotto i sassi o negli anfratti, escono finalmente allo scoperto.

Sono per esempio insetti primitivi come i machilidi, qualcosa di simile ai comuni pesciolini d’argento delle case. Hanno le stesse abitudini anche i “porcellini di terra”, artropodi terrestri che si spostano sui muri o sulle rocce alla ricerca di cibo.

Un “machilide”. Si tratta di un insetto primitivo che si nutre di licheni, alghe e detriti vegetali.

Un “porcellino di terra”.

Se molti animali notturni non risentono o addirittura sono favoriti dalle attività umane, ve ne sono altri che al contrario sembrano essere divenuti meno comuni, perlomeno in alcune zone. Tra essi i pipistrelli e molte loro prede, soprattutto alcune falene, che appena qualche decennio fa si scorgevano svolazzare numerosi intorno ai lampioni.

Relativamente al nostro territorio non sembrano esistere studi in merito alle eventuali variazioni della fauna notturna, ma in alcuni borghi in collina non si osservano più, la notte, le grosse concentrazioni di insetti intorno alle fonti luminose, tipiche di alcuni periodi dell’anno. Per alcune specie ciò potrebbe essere dovuto alle fluttuazioni periodiche comuni nelle popolazioni di insetti. In generale invece potrebbe essere l’uso di pesticidi, diserbanti e la riduzione di aree di riproduzione ad aver ridotto, come e quanto non ci è dato sapere, la preziosa fauna notturna.