Il cavallo verde

di B. Mortola 

Ho assistito personalmente, insieme ai miei colleghi, al curioso episodio dei cavalli a San Fruttuoso nel periodo in cui facevo l’operaio forestale sul Monte.

Credo fossero gli ultimi anni ’80 del secolo scorso.

Un pomeriggio, sul tardi, ci hanno chiamati dicendoci che dovevamo recarci a San Fruttuoso di Camogli perché c’era un’emergenza.

Bisognava aiutare un uomo ed una donna che erano scesi con due cavalli lungo il ripido sentiero che dalle “Pietre Strette” conduce a San Fruttuoso ed ora non riuscivano più a risalire.

Sul momento abbiamo riso un po’, anche se c’era poco da ridere.

Erano arrivati anche i Vigili del Fuoco, credo da Rapallo, e insieme a loro siamo scesi verso il piccolo borgo situato lungo la costa meridionale del Promontorio.

Mentre scendevamo abbiamo incontrato la donna, intenta a risalire con una cavalla tenuta per le briglie, che ci ha raccontato cos’era successo.

Qualcuno – non ha spiegato bene chi – aveva detto loro che, certamente, a San Fruttuoso si poteva scendere con il cavallo non in groppa, certo, ma tenendolo per le briglie.

Così, lei e il suo compagno avevano deciso di fare una passeggiata a cavallo fino alle “Pietre Strette”, qui erano smontati e, tenendo i cavalli per le briglie, erano scesi fino a San Fruttuoso.

Quella faccenda ci faceva sorridere anche perché ci immaginavamo le facce dei sanfertusini(1), così abituati ai turisti arrivati dal mare o a piedi dal monte, che quella volta si erano visti arrivare due persone con i cavalli dalla strada delle Caselle (2).

I due se ne erano stati un po’ a San Fruttuoso e poi erano ripartiti nella direzione delle Caselle, ma, dopo un breve tragitto, in vicinanza di un mulino ristrutturato, il cavallo maschio, condotto dall’uomo, attirato da un piccolo ruscello, aveva improvvisamente scartato di lato, scivolando dal bordo molto stretto del sentiero ed era precipitato nella fascetta sottostante, senza riuscire più a risalire.

Noi siamo scesi e lo abbiamo trovato dove ci aveva segnalato la donna.

Il cavallo era in piedi e l’uomo, che gli era rimasto vicino, ci ha fatto vedere dov’era scivolato. Ora tutti e due si trovavano in una piccola fascia, in mezzo ai rovi ed alla lisca, e intorno avevano numerosi tronchi caduti. Il cavallo sembrava stare bene, mostrava solo una leggera ferita di striscio su una coscia, ma non ne voleva sapere per niente di proseguire e di salire.

Abbiamo provato, ma lui era risoluto e non si muoveva.

Allora si è deciso di legare il cavallo ad un albero e di tornare l’indomani mattina.

Alcuni cavalli al pascolo.

Così, l’indomani mattina eravamo di nuovo lì, che ridevamo comunque un po’ di meno, perché stava prospettandosi un lavoro mica facile, anche perché tutti noi, tranne uno, con i cavalli non ci avevamo mai avuto a che fare. Dei cavalli sapevamo bene solo una cosa: hanno degli zoccoli duri e possono tirare dei bei calci.

Un’altra cosa certa era che comunque quel cavallo dovevamo portarlo in qualche modo sino alle “Pietre Strette”.

Siamo scesi vicino a lui e lo abbiamo trovato bello calmo e tranquillo, legato all’albero dove lo avevamo lasciato la sera prima.

Solo che prima che arrivassimo o, se volete, dopo essere andati via il giorno prima, al cavallo era venuta fame e, non trovando nient’altro, aveva mangiato l’unica erba che aveva a portata di bocca: un grosso ciuffo di lisca(3) bagnata dalla rugiada lì vicino.

Di conseguenza il cavallo aveva gran parte della testa e quasi tutto il collo di un bel colore verde.

Tra l’altro, quello era il tempo che in tv passava la pubblicità del gioco del lotto o del totip, dove era mostrato, appunto, un cavallo verde.

La cosa incredibile è stata che il cavallo, appena slegato, ha dato chiari segni di voler risalire sul sentiero, senza la titubanza e i rifiuti mostrati il giorno precedente.

Così si è diretto verso “Pietre Strette”, tenuto alle briglie dal padrone.

Quando siamo arrivati nella lecceta, il cavallo ha sentito il nitrito della cavalla, che si trovava a “Pietre Strette” insieme alla sua padrona, ed ha risposto con un bel nitrito, partendo spedito nella sua direzione. Il padrone ha dovuto mollare le redini perché il cavallo in salita era molto veloce ed è arrivato a “Pietre Strette” prima di tutti noi.

Tutto bene, in fondo, con ringraziamenti e foto per tutti, compresi i cavalli e i “salvatori”. Foto che sono state poi anche pubblicate su una rivista specializzata, credo si chiamasse “Il mio cavallo”.

La lisca, un erba dalle "straordinarie" proprietà coloranti.

(1) nome usato per indicare gli abitanti di S. Fruttuoso di Camogli

(2) Caselle è una località che si trova sul sentiero che dalle “Pietre Strette” scende a S. Fruttuoso di Camogli

(3) Si tratta di un’erba che forma ciuffi molto grandi e robusti, comune sul Promontorio di Portofino

 

Il cavallo della pubblicità del Totip era effettivamente molto più verde del protagonista della nostra storia, anche se in qualcosa poteva ricordarlo...